Per capire la vita di Livio Andreuzza non è sufficiente riportare sistematicamente su qualche riga le esperienze e i vari aneddoti che hanno composto la sua vita; è necessario immergersi pienamente nella passione che lo ha reso una persona speciale; non stiamo parlando di una semplice passione intesa per le moto ma di una passione ben più estesa, della vita in generale e delle sue molteplici sfaccettature.

E’ grazie a questo tipo di passione che le cose belle hanno la possibilità di nascere e il Museo Della Moto è una di queste cose; esso è il risultato di un’insieme di eventi tra loro intrecciati e raccontare il modo in cui è nato il Museo Della Moto significa raccontare Livio Andreuzza.



L’interesse per le moto che accompagna Livio sin dalla sua giovinezza è sempre stato molto forte e proprio la sua prima moto, una Morini Settebello, ha portato Livio a conoscere Marina, la ragazza che sarebbe divenuta poi sua insostituibile compagna di vita, moglie e madre di tre splendidi figli.

Tutto ebbe inizio a Genova, città natale di Marina dove Livio svolgeva il servizio di carabiniere effettivo e destino volle che la caserma fosse proprio di fronte la casa di Marina, la quale più che di Livio si dichiarò attratta dalla sua moto; solo successivamente fu conquistata anche dal suo padrone.



Dopo sei anni di servizio, Livio, che mai ha conosciuto la parola “monotonia”, decise di lasciare l’arma perché sentiva il desiderio di tornare a Treviso, città dove era nato e cresciuto per mettersi in proprio aprendo un’attività di autotrasporti. La ragione profonda di questo cambiamento fu soprattutto la dolce attesa di una bambina, Paola.

La famiglia Andreuzza era quindi prossima ad ingrandirsi ma una volta a Treviso ad ingrandirsi fu anche la passione delle moto, in questo periodo ha inizio ufficialmente la lunga collezione: nel suo garage Livio custodiva gelosamente un Guzzi Falcone Sport 500 e un Guzzi V7 Special e ovviamente anche Marina, da perfetta anima gemella non poteva non fare a meno di una moto tutta sua: una Aermachi Harley Davidson 250.

In poco tempo arrivò anche il secondo genito, un maschietto di nome Roberto che ben presto si dimostrò degno erede della passione dei genitori in quanto all’età di sei anni pregava già il papà di portarlo a fare i giri in moto e a dieci anni correva per i campi con la sua moto da cross ASPES 50, la passione dei motori era stata tramandata con successo.

Molti dicono che una volta arrivati i figli, le moto vanno messe da parte… quasi dimenticati perché tempo libero non ce n’è più, eppure anche l’arrivo della terza e ultima figlia Alessandra non ha arrestato la passione, divenuta ormai di famiglia.



Livio e Marina infatti non rinunciarono affatto ai loro viaggi avventurosi costituiti da loro due soli sopra una moto sovraccarica di cose che potevano essere vestiti, materassini gonfiabili, una tenda o addirittura un gommone con tanto di remi.







L’unico cambiamento riscontrabile riguardava la moto, dal Guzzi V7 ad un BMW 60/5.





Le personalità dinamiche e particolari dei coniugi Andreuzza e in qualche modo anche il tipo di azienda di famiglia iniziata negli anni 70 che si occupava di carpenteria, la quale portava ad essere sempre in contatto con le persone e a girare per molte fiere, anche internazionali hanno fatto in modo che la cerchia di amicizie e di conoscenze fosse tutt’altro che ristretta.

Grazie anche ai tantissimi raduni di moto d’epoca a cui gli Andreuzza hanno partecipato e partecipano tutt’ora tante amicizie sono nate e negli anni si sono consolidate e proprio grazie a queste manifestazioni Livio ha portato a casa una gran parte del suo “patrimonio motociclistico”.



La passione per le moto di Livio è cosa nota e consolidata, infatti tante persone gli han venduto la loro moto più cara volentieri perché sono consapevoli dell’amore e della dedizione che Livio mette per le due ruote, specialmente se di epoca.

Da quando Livio è in pensione, la collezione ha subito una notevole evoluzione infatti prima Livio da imprenditore aveva tanti impegni e non sempre poteva portare a casa tutte le moto che voleva, le priorità erano altre ma negli ultimi anni il giro di conoscenze si è intensificato e si può sicuramente affermare che Livio ha recuperato il tempo perso alla grande, basti solo pensare che ha rintracciato e riacquistato la sua prima moto, la Morini Settebello che aveva venduto in gioventù.

Le moto custodite attualmente nel museo in ordine sono un centinaio, se si contano le moto da restaurare la cifra raddoppia.
Proprio l’elevato numero di moto appartenenti a Livio ha portato l’idea di creare uno spazio, aperto al pubblico.
Il posto scelto fu il magazzino dove prima aveva sede l’attività di famiglia.
La ristrutturazione richiese molto impegno ma grazie alla collaborazione di amici che aiutarono chi nella manodopera, chi procurando i materiali, il progetto fu realizzato appieno in poco più di un anno.

Da un’idea che prevedeva un museo come luogo di ritrovo per modesti raduni tra amici e conoscenti si passò all’effettiva realizzazione sì di un museo ma affiancato da un vero e proprio ristoro con una capienza di 70-80 persone, dotato di una cucina ben fornita e arredato con tanti oggetti antichi (come abbiamo detto sin dall’inizio, la passione di Livio non si limita alle moto!!).

Il 5 Giugno del 2004 ci fu l’inaugurazione e da allora moltissime manifestazioni e serate a tema si sono svolte con successo e molte altre sono in fase di programmazione.




 

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